
Ho dato una lucidata al template, mi pareva il minimo... pian piano riusciremo a rendere il tutto più gradevole, con l'inserimento di uno sfondo all'uopo (questo è naturalmente provvisorio, Jackie ed Elwood saranno sostituiti da noi SB, e Rock Hudson da Henry, che invero gli assomiglia molto...
Il template è quello di splinder base, con immagine, colore di sfondo e bak del main e alcuni dettagli cambiati, e non avendo trovato disclaimer che ne vietino le modifiche, mi sono dato alla rielabolarazione (lasciando i credits). Speriamo che non sia vietato... vabbè me lo faranno cambiare (e costruirò un template tutto mio, con colonne e squillo di lusso! anzi, senza colonne!)lentamente, ma andiamo avanti!
DAVE SLOT
Ieri sera, alla festa di compleanno di un nostro amico, abbiamo concluso con la nostra già fidatissima neo-collaboratrice Cococot (a proposito, visitate il suo blog http://camminandosulleuova.splinder.com!) la fase uno dell'operazione: Renovate my Template (RmT).
Tale fase consisteva nello scoprire cosa fosse di preciso un template.
Ora scatta la fase successiva: pensare ad un template valido per il primo blog dedicato all'Inarrivabile Henry Slot.
A margine di tutto ciò, ci preme assai rendervi partecipi della nostra serata di ieri.
Dopo numerose disavventure e contrattempi, ci rechiamo in una pizzeria decisamente fuori mano, di cui certamente avremo modo di parlare nei capitoli di prossima pubblicazione riguardanti le avventure degli Slot Brothers. [veniteci a visitare spesso, dovremmo pubblicare all'incirca un capitolo ogni due settimane, a partire da quando sarà pronto il template definitivo]
Dopo quindici minuti abbondanti di attesa, arriva il cameriere a raccogliere le ordinazioni. Svolta la sua funzione, si allontana con passo svelto. Ancora non sapevamo che non l'avremo rivisto mai più.
Un consiglio: se volete mangiare in quella pizzeria (Pizzeria del Casale, segnatevelo!), non dovrete prenotare lì una settimana prima, bensì pernottare lì un paio di mesi prima. Ordinate quello che volete, dopodichè attrezzatevi con delle tende e dei sacchi a pelo ed aspettate il ritorno del cameriere.
Dopo circa due ore, in cui persino il Dalai Lama si sarebbe spazientito, finalmente arrivano le pizze, portate da un cameriere diverso perchè l'altro nel frattempo doveva avere raggiunto l'età pensionabile. In tutto questo tempo, le nostre consumazioni avevano subito delle metamorfosi inquietanti: l'acqua era evaporata, la Coca-Cola era stata utilizzata per fare l'esperimento della moneta che si scioglie (il tempo per questo test non c'era affatto mancato) e la presunta birra era stata smascherata per la reale sconcezza di cui era composta (e sulla cui formula chimica taccio per non urtare la vostra sensibilità).
Apparentemente, la fine del calvario. E invece no!
Parliamo della pizza del povero Andrew, per esempio...
Nonostante fossero passate alcune ore, ricordavo benissimo che la sua ordinazione era una semplice margherita. Ed effettivamente lui aveva ordinato una margherita, ma al tavolo il cameriere gli ha portato del carbone. Manco ci fosse la Befana ai fornelli. Il poveraccio non ha potuto così mangiare, ed effettivamente è stato più fortunato di me e Cococot.
Le nostre pizze, nell'ordine una carrettiera ed un'altra margherita, consistevano in dei mattoni improponibili.
Per darvi un esempio della consistenza, provate ad immagine una Macina del Mulino Bianco grande quanto una pizza (rispettando le proporzioni di spessore) e guarnita di conseguenza. Non so di preciso cosa avesse la pasta (chi se ne intende di cucina ha teorizzato che potesse essere lievitata male, con conseguente impiego di maggiori quantità della suddetta pasta e perciò una maggiore pesantezza del prodotto finale), fatto sta che dopo aver ingoiato l'ultimo boccone ci sentivamo schicciare al suolo, come se ci trovassimo a camminare su Giove.
Finale di serata in un pub irlandese estremamente gradevole e ben riscaldato, dove abbiamo scoperto alcuni retroscena sulla fondazione della Guinness e bevuto una bella pinta extra-ghicciata della suddetta birra.
Personalmente, mi sono sentito ripagato dalla travagliata pizzata di poco prima (Ovviamente è stato molto divertente. O meglio, non lo era affatto, ma quando ci saremo dimenticati di quanto è stato terribile sarà un racconto divertente!)!
MARK SLOT
Ebbene... nonostante sia una versione molto provvisoria del mitico slotblog, volevo salutare tutti quelli che mi conoscono, specialmente mia mamma e il mio gatto, franco..
Tornando seri..
state molto attenti, perchè si annuncia che le storie pubblicate in questa pagina sono oro colato, e non perdete l'occasione di poter essere tra i primi estimatori della fantastica novella del suddetto Henry..
Stay tuned! :D
DAVE SLOT
Dando per scontato che il template sia da rifare, i capitoli della storia sono ancora da pubblicare, i testi attuali facciano schifo praticamente pure ai cani, la band che gestirà questo spazio non è ancora completa e altri milleduecentoventisette piccoli dettagli insignificanti al pari di queste informazioni testè elencate, direi che possiamo dire, senza pericolo di sbagliare, che...
SIAMO OPERATIVI!!!
La goccia percorse la bottiglia dall’altezza dell’etichetta fino al tavolino sottostante. La birra, ormai, con poche, decise sorsate, era stata quasi interamente prosciugata.
Ma ci sarebbe stato tutto il tempo per finirla, dopo.
La stessa mano che la posò sul tavolino ora si allungava sulla stecca da biliardo appoggiata sulla parete. Le quattordici sferette colorate, disposte regolarmente a triangolo, sembrarono avere un fremito. La biglia bianca aspettava, paziente, l’inizio dell’ultima partita del torneo. Anche l’arbitro aspettava, forse con meno pazienza.
Chi di certo non riusciva a stare tranquillo era l’uomo che avrebbe dovuto rispondere alla spaccata iniziale. Fumava con estrema lentezza, convinto che questo bastasse a mostrarsi sereno al suo avversario, all’arbitro, al barista, al pubblico. Quello che lo tradiva era il numero di sigarette fumate consecutivamente prima della partita: quattordici.
Finalmente, tutto fu pronto. Il ragazzo della birra poggiò la mano sinistra sul tavolo, mostrando un semplice guanto nero che ne copriva tre dita. Appoggiò la stecca alla base del pollice, puntò la palla bianca e, molto lentamente, iniziò a prendere le misure, facendo oscillare la lunga asta smaltata come l’archetto di un violino.
Il ragazzo fece un cenno alla buca alla sua sinistra:
“Nera in buca d’angolo…”, sentenziò.
E colpì.
Le biglie danzavano da una sponda all’altra, cozzavano fra loro, correvano, correvano, cozzavano ancora, correvano, correvano, correvano.
Il ragazzo, dopo il colpo, poggiò la stecca nella parete accanto, dando le spalle al tavolo verde. Riagguantò la bottiglia di birra e, con un ultimo sorso, la finì. La danza delle biglie non accennava a placarsi, e mentre l’arbitro si sforzava di non perderle di vista, l’uomo della sigaretta non riusciva a staccare gli occhi, palesi indicatori di stupore ed angoscia, da quel ragazzino dai capelli scuri, così disinteressato agli esiti del proprio colpo, che doveva aprire le ostilità della finale. Non prestava più attenzione a quelle biglie colorate che si infilavano in buca, velocissime, una dopo l’altra, fino a sgombrare completamente il tavolo.
La bottiglia si posò nuovamente sul tavolino, pochi istanti prima del trionfale ingresso dell’ultima palla, la numero otto, in buca
Cadde in quella a sinistra della sponda di testa.
Quella indicata.
Piombò il silenzio. Il pubblico, immobile, sembrava quasi non respirare. Nella bocca dell’uomo, la sigaretta tremava. L’arbitro fu il primo a riprendersi, dichiarando, ancora sconvolto, la vittoria del giovane.
Questi, con un leggero sorriso sulla bocca, attendeva, affianco al bancone del bar, la sua coppa e il premio in denaro. Il barista, tartagliando, riuscì dopo alcuni istanti a dire:
“Che nome devo mettere sulla targa?”.
Il ragazzo scandì:
“Slot. Henry Slot”.
-By Mark Slot-