Scandalo a sfondo sessuale per Ronaldo.
Il milanista è finito nei guai a causa di un filmato finito -naturalmente- su YouTube, in cui viene mostrato un festino da lui organizzato con tre transessuali, erroneamente non riconosciuti come tali dal Fenomeno.
La bisboccia è terminata quando è emerso l'increscioso equivoco.
"Credevo fossero donne!", si è giustificato Ronaldo.
"Credevamo fosse un calciatore!", hanno confessato i viados.
Vorrei intervenire anch'io sulla diatriba Ilarem-ReCaliscetta, nei commenti del post: "Due domande, la stessa risposta". Lo faccio con un nuovo post, in modo da dare più visibilità alle vostre argomentazioni in quello precedente (così, chi legge questo saprà dell'accaduto, magari andrà a leggersele -o, meglio ancora, sposterà la discussione qui- e potrà fare quella cosa meravigliosa che è dire la propria).
Io penso che il ruolo dell'informazione sia immensamente più importante di quello della protesta, perchè credo (e qui do torto ad Andrea) che cercare di fare paura al contestato sia assolutamente inutile.
E' stato inutile protestare per giorni contro la Tav prendendosi smanganellate littorie, dato che poi il progetto è andato avanti lo stesso (e un grazie in particolare a chi in quei giorni è stato vicino ai manifestanti, accaparrandosi i loro voti, ma che poi una volta al Governo se ne è sbattuto le sacre mortadelle aumentando i finanziamenti per il progetto -dando una bella inculata democristiana a chi era ancora per terra con la faccia gonfia).
La protesta deve avere lo scopo di informare e di sensibilizzare l'opinione pubblica -anche se il verbo giusto sarebbe "svegliare"- e non quello di far semplicemente capire al ladrone di turno che non si condivide il suo operato.
Credo di essere d'accordo nella sostanza con entrambi, dal momento che sostenete idee simili e che le uniche divisioni sono solo sulla prevalenza che date ad un elemento piuttosto che ad un altro.
Nessuno dei due nega la forza del gruppo, e nessuno dei due nega quella del singolo.
Semplicemente, date più peso al fatto che da qualcuno bisognerà pur cominciare (Ilaria) o che occorra essere in tanti per farsi sentire in alto (Andrea).
Ma sono due momenti diversi di uno stesso atto, che non si escludono a vicenda, ma si completano (e mi spiace tentare di ricomporre così la discussione perchè per una volta mi stavo riempiendo il blog di commenti senza passare per lo spam!).
In ultima analisi, sono davvero contento di assistere a questo scambio di opinioni: siete la prova di quanto si possa discutere a lungo sulla propria ideologia per cercare individuare continuamente cosa sia più giusto. Ed è una gran cosa, veramente.
Significa avere degli ideali, significa pensare, volere fare qualcosa perché anche le prossime generazioni lo facciano, e significa credere in un mondo che sia migliorabile attraverso il nostro solo apporto, e non attendendo senza fare nulla l'arrivo di uno Sconosciuto ultraterreno che, piuttosto che farsi vivo con noi, manda al macello il proprio Figlio. Può starsene a Casa Sua, per quello che mi riguarda: la realtà la forgiamo noi.
D'altro canto, siamo stati lasciati soli per duemila anni, dovremmo pur aver imparato qualcosa!
E' bello discutere delle proprie idee, ed è una cosa che, purtroppo per loro, non tutti possono provare.
Di cosa può discutere un leghista?
Se sia più nero un congolese o un marocchino?
Che senso ha? Tanto vanno rimpatriati tutti e due!
Se sia più terrone un sardo o un calabrese?
Che senso ha? Tanto ci rubano il lavoro tutti e due!
Se sia più pregno di significato il manifesto con Bossi o quello su Geronimo?
Che senso ha? Tanto non sappiamo leggere!
Avere qualcosa di cui discutere all'interno della propria ideologia significa volere costantemente migliorarsi.
Il mondo cambia, e l'Italia con lui.
Certo, le stesse stronzate già sentite sessant'anni fa da un pelato su un balcone permettono di vincere le elezioni.
Ma non portano alcun miglioramento.
Sessantatré anni fa l'Italia assaporava la cacciata dei fascisti dal suo suolo.
Oggi, la Smemorata tricolore si compiace del loro ritorno, il quale, seppure avvenuto con abiti dai colori più sgargianti (come l'azzurro e il verde), porta ugualmente con sé la sua carica di razzismo, violenza e ignoranza.
Quel razzismo che fa sostenere al sindaco leghista Gentilini, di Treviso, che gli extracomunitari "è dimostrato che portano ogni genere di malattie", ma che le prostitute nigeriane "sono le navi-scuola dei giovani".
Quella violenza che, per placare la sua sete bruciante, già propone virate squadriste, col pretesto di risolvere il problema della criminalità semplicemente rendendone legale un'altra.
Quell'ignoranza che si permette di cancellare l'inno dei partigiani dalle celebrazioni della sconfitta dei loro padri politici (o, nel caso di una biondina con le labbra di gomma, dei loro nonni), sostenendo che non si tratti di un inno antifascista, bensì di uno comunista.
Come se fosse la stessa cosa.
Come se occorresse essere di sinistra per difendere la democrazia e attaccare una destra vergognosamente e pericolosamente ispirata alla sua antenata del Ventennio.
Una destra che taccia di comunismo chiunque sia contrario alla politica di xenofobia ed impunità attuata fino adesso, sia che si tratti effettivamente di un comunista sia che ci si trovi dinnanzi semplicemente ad un antifascista o -ed è il male peggiore di tutti- ad un autentico ed obiettivo paladino della democrazia.
Oggi festeggiamo la disfatta di quell'infezione littoria nel nostro passato, con la vergogna di chi non è riuscito a difendere quella Libertà conquistata dai partigiani al prezzo, altissimo, delle loro vite.
Quella Libertà a cui, senza memoria di ciò che è stato, abbiamo deciso di rinunciare, mettendoci una croce sopra.
"Un regime infausto che pensava di possedere tutte le risposte; il suo influsso crebbe, penetrando nelle scuole e negli organismi civili come anche nella politica".
L'ha detto Benedetto XVI durante la sua visita a Manhattan.
Durante la conferenza stampa di ieri, nella quale una giornalista russa ha posto una domanda scomoda sul matrimonio di Vladimir Putin, Silvio Berlusconi è intervenuto in difesa dell'ex-agente del Kgb mimando un mitra contro la cronista.
Ma Putin lo difende: "Non è certo una soluzione che adotterei io", ha dichiarato "ma Silvio non avrebbe saputo come mimare il polonio".
Nei mesi precedenti alla vittoria elettorale del PdL, Walter Veltroni ha sempre tentato di porsi come “la risposta giusta alle domande del Paese”. Dal canto mio, penso che effettivamente ci fosse del vero. Veltroni risponde addirittura a due domande, che negli ultimi tempi si sono fatte sempre più pressanti. La prima: cosa sarebbe Berlusconi senza il suo strapotere mediatico, in grado di spostare oceani di voti dalla sua parte? E inoltre: nel nostro Paese manca davvero, per la prima volta nella Storia, un movimento culturale di rilievo?
Per ottenere queste risposte, è bastato osservare la campagna elettorale del Partito Democratico: uno sfoggio continuo di sfacciata apparenza, e mai di fatti; comizi entusiasmanti costruiti sui dati dei sondaggi; manifesti elettorali pieni di slogan vaghi per nascondere la somiglianza impressionante del proprio programma politico con quelli dell’altro schieramento –somiglianza legittima, in quanto entrambi sono stati confezionati soltanto per massimizzare i voti del cosiddetto “elettore mediano”.
In sintesi, l’esistenza di Veltroni risponde perfettamente alla prima domanda. I modi suoi e quelli di Silvio sono praticamente gli stessi, e il programma anche –particolarmente sui punti riguardanti la precarietà, molto apprezzata da entrambi i contendenti, e il rifiuto totale della laicità e delle energie alternative al nucleare. La differenza tra i due è in quelle tv e in quei giornali che a Walter avrebbero certamente fatto comodo per colmare il gap col Cavaliere. Possiamo assumere che, dato che tutto il resto è perfettamente identico, l’essere un monopolista massmediatico frutti qualcosa intorno ai 10 punti percentuali, ossia la differenza fra i due schieramenti.
La conclusione è semplice: Veltroni è identico a Berlusconi. Ma senza tv.
E questo ci porta alla seconda domanda a cui il leader del Pd, con la sua sola esistenza, risponde.
Il movimento culturale dominante di questo decennio è senza dubbio il berlusconismo. Sono finiti i tempi in riuscire ad allontanare l’ineleggibile Uomo-che-ha-tutto possa bastare ad evitare che il Paese scivoli ancora di più nell’impunità e nell’ignoranza.
L’Italia si è berlusconizzata: il suo -ormai unico- avversario politico parla e pensa come lui; la televisione di Stato, anche quando è fuori dal suo controllo, risponde alle regole dettate da lui in parte già negli anni 80 (proliferare dei reality più improbabili, alimentazione della popolarità di personaggi peggio che inutili, ma che perlomeno tolgono spazio agli intellettuali, ed estromissione forzata della cultura in tv, con i programmi teatrali a pagarne lo scotto più pesante); la satira non esiste più, e persino una rete indipendente come La7 trova un pretesto per censurare Luttazzi per una battuta su Ferrara (noto servo untuoso, il quale difatti nel monologo del comico fa la fine immaginata da Dante per quelli come lui), con lo scopo probabile di evitare di fargli recitare il pezzo sull’enciclica del Papa la settimana successiva, schivando preventivamente le polemiche; i giornali, persino quelli che non gli appartengono, sono schiavi dei suoi capricci (basti ricordare l’attacco al grande Ferruccio De Bortoli, costretto alle dimissioni); il giornalismo intero, tacciato di parzialità quando rispetta semplicemente il dovere di cronaca (pensate a come hanno reagito berlusconianamente D’Alema e Fassino allo scandalo Unipol), viene costretto a sottoporre preventivamente le domande al politico di turno, in modo da prepararsi bene le risposte migliori prima di venire intervistato (impedendo al “cane da guardia del potere”, che dovrebbe incalzarlo per fare emergere la verità, di fare il proprio mestiere) e i cronisti più giovani stanno già imparando quanto frutti tacere in termini di carriera.
L’eredità di Berlusconi è già nostra. L’apparenza domina sulla realtà, ogni menzogna può essere salvaguardata dal rischio di venire scoperta, e nessuna dichiarazione fasulla può essere smentita.
Si può dire di essere stati assolti in un processo per falso in bilancio senza paura che qualcuno precisi “ma solo perché grazie a lei non costituisce più reato”. Si può dire che Mussolini non abbia mai ucciso nessuno, che le torture squadriste sono fantasia e che il confino era una semplice vacanza, liberi dal pericolo che chiunque ti sbandieri un libro di storia sotto il naso. Si può ironizzare sul precariato senza che qualcuno ribadisca: “Bella battuta, però ora risponda alla domanda…”. Si può assicurare “Ci saranno brogli” senza che qualcuno ti dica che, in proposito, hanno appena intercettato strane telefonate del tuo braccio destro Dell’Utri (peraltro, quella dei brogli è l’unica promessa mai mantenuta).
Questa è l’Italia del terzo governo Berlusconi, questa sarà l’Italia di un prossimo governo Veltroni, e ancora questa sarà l’Italia di chi verrà dopo.
L’Italia che non impone alla politica le proprie idee da realizzare, ma che al contrario si fa inculcare dal piazzista di turno le opinioni da sostenere.
L’Italia che ha scelto che pensare è un lusso inutile, e che si limiterà, d’ora in poi, a dover scegliere un simbolo fra i due disponibili, infilare la scheda nell’urna, e tornare a vivere la propria vita in un Paese di chiacchiere, censura ed impunità.
Intanto, complimenti alla nostra amatissima Inter, che ha superato il suo a pieni voti! Ho esultato come un ossesso con Matt e Mosak anche se "giù nel gargaroz sento il diavoloz", come canta Elio.
In secondo luogo, in bocca al lupo a me e ad Andrew, impegnati il 21 con Politica Economica (io) e l'esame di guida (lui).
Anche se sono sicuro che alla sera tardi del 21 ci sentiremo per telefono per dirci:
"Beh, com'è andato l'esame?"
"Male, ho tamponato una Smart. E a te? Com'è andato l'esame di guida?".
Ospite della puntata di Porta a Porta della seconda serata di ieri, Silvio Berlusconi ha invitato Bruno Vespa ad avvicinarsi a lui per constatare, al fiuto, che le sue mani odorano di santità.
Ho un vuoto di memoria: è la santità quella che, se la pesti, porta fortuna?
Mi spiace davvero togliere spazio al post sui silogismi berlusconiani, che a quanto pare vi è piaciuto molto, ma devo chiedervi un favore...
Ogni volta che accedete a questo blog, in questi giorni, controllate il contatore. Il numero 9000, che penso si possa raggiungere in due-tre giorni, è imminente, e sarei tanto curioso di sapere chi saranno lui e quello dopo!
Mi accontentate?
[questo filmato è dedicato al visitatore numero 9001 -over 9000!- e a Juju che me l'ha passato]