mercoledì, 11 giugno 2008 at 08:17
IO SONO LEYENDA (2010) con Bernardo Leyenda
Giunto al ritiro della sua nuova squadra, il Racing di Avellaneda, l'estremo difensore argentino Bernardo Leyenda si ritrova da solo.
Il campo, l'albergo, persino le strade del paese sono completamente deserte.
Dopo aver vagato a lungo in totale solitudine, capirà di essere l'ultimo portiere sulla Terra.
Ma qualcuno, affamato di portieri, è sulle sue tracce.
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sabato, 26 aprile 2008 at 11:05
Vorrei intervenire anch'io sulla diatriba Ilarem-ReCaliscetta, nei commenti del post: "Due domande, la stessa risposta". Lo faccio con un nuovo post, in modo da dare più visibilità alle vostre argomentazioni in quello precedente (così, chi legge questo saprà dell'accaduto, magari andrà a leggersele -o, meglio ancora, sposterà la discussione qui- e potrà fare quella cosa meravigliosa che è dire la propria).
Io penso che il ruolo dell'informazione sia immensamente più importante di quello della protesta, perchè credo (e qui do torto ad Andrea) che cercare di fare paura al contestato sia assolutamente inutile.
E' stato inutile protestare per giorni contro la Tav prendendosi smanganellate littorie, dato che poi il progetto è andato avanti lo stesso (e un grazie in particolare a chi in quei giorni è stato vicino ai manifestanti, accaparrandosi i loro voti, ma che poi una volta al Governo se ne è sbattuto le sacre mortadelle aumentando i finanziamenti per il progetto -dando una bella inculata democristiana a chi era ancora per terra con la faccia gonfia).
La protesta deve avere lo scopo di informare e di sensibilizzare l'opinione pubblica -anche se il verbo giusto sarebbe "svegliare"- e non quello di far semplicemente capire al ladrone di turno che non si condivide il suo operato.
Credo di essere d'accordo nella sostanza con entrambi, dal momento che sostenete idee simili e che le uniche divisioni sono solo sulla prevalenza che date ad un elemento piuttosto che ad un altro.
Nessuno dei due nega la forza del gruppo, e nessuno dei due nega quella del singolo.
Semplicemente, date più peso al fatto che da qualcuno bisognerà pur cominciare (Ilaria) o che occorra essere in tanti per farsi sentire in alto (Andrea).
Ma sono due momenti diversi di uno stesso atto, che non si escludono a vicenda, ma si completano (e mi spiace tentare di ricomporre così la discussione perchè per una volta mi stavo riempiendo il blog di commenti senza passare per lo spam!).
In ultima analisi, sono davvero contento di assistere a questo scambio di opinioni: siete la prova di quanto si possa discutere a lungo sulla propria ideologia per cercare individuare continuamente cosa sia più giusto. Ed è una gran cosa, veramente.
Significa avere degli ideali, significa pensare, volere fare qualcosa perché anche le prossime generazioni lo facciano, e significa credere in un mondo che sia migliorabile attraverso il nostro solo apporto, e non attendendo senza fare nulla l'arrivo di uno Sconosciuto ultraterreno che, piuttosto che farsi vivo con noi, manda al macello il proprio Figlio. Può starsene a Casa Sua, per quello che mi riguarda: la realtà la forgiamo noi.
D'altro canto, siamo stati lasciati soli per duemila anni, dovremmo pur aver imparato qualcosa!
E' bello discutere delle proprie idee, ed è una cosa che, purtroppo per loro, non tutti possono provare.
Di cosa può discutere un leghista?
Se sia più nero un congolese o un marocchino?
Che senso ha? Tanto vanno rimpatriati tutti e due!
Se sia più terrone un sardo o un calabrese?
Che senso ha? Tanto ci rubano il lavoro tutti e due!
Se sia più pregno di significato il manifesto con Bossi o quello su Geronimo?
Che senso ha? Tanto non sappiamo leggere!
Avere qualcosa di cui discutere all'interno della propria ideologia significa volere costantemente migliorarsi.
Il mondo cambia, e l'Italia con lui.
Certo, le stesse stronzate già sentite sessant'anni fa da un pelato su un balcone permettono di vincere le elezioni.
Ma non portano alcun miglioramento.
Anzi.
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venerdì, 25 aprile 2008 at 07:41
Sessantatré anni fa l'Italia assaporava la cacciata dei fascisti dal suo suolo.
Oggi, la Smemorata tricolore si compiace del loro ritorno, il quale, seppure avvenuto con abiti dai colori più sgargianti (come l'azzurro e il verde), porta ugualmente con sé la sua carica di razzismo, violenza e ignoranza.
Quel razzismo che fa sostenere al sindaco leghista Gentilini, di Treviso, che gli extracomunitari "è dimostrato che portano ogni genere di malattie", ma che le prostitute nigeriane "sono le navi-scuola dei giovani".
Quella violenza che, per placare la sua sete bruciante, già propone virate squadriste, col pretesto di risolvere il problema della criminalità semplicemente rendendone legale un'altra.
Quell'ignoranza che si permette di cancellare l'inno dei partigiani dalle celebrazioni della sconfitta dei loro padri politici (o, nel caso di una biondina con le labbra di gomma, dei loro nonni), sostenendo che non si tratti di un inno antifascista, bensì di uno comunista.
Come se fosse la stessa cosa.
Come se occorresse essere di sinistra per difendere la democrazia e attaccare una destra vergognosamente e pericolosamente ispirata alla sua antenata del Ventennio.
Una destra che taccia di comunismo chiunque sia contrario alla politica di xenofobia ed impunità attuata fino adesso, sia che si tratti effettivamente di un comunista sia che ci si trovi dinnanzi semplicemente ad un antifascista o -ed è il male peggiore di tutti- ad un autentico ed obiettivo paladino della democrazia.
Oggi festeggiamo la disfatta di quell'infezione littoria nel nostro passato, con la vergogna di chi non è riuscito a difendere quella Libertà conquistata dai partigiani al prezzo, altissimo, delle loro vite.
Quella Libertà a cui, senza memoria di ciò che è stato, abbiamo deciso di rinunciare, mettendoci una croce sopra.
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sabato, 19 aprile 2008 at 07:52
Durante la conferenza stampa di ieri, nella quale una giornalista russa ha posto una domanda scomoda sul matrimonio di Vladimir Putin, Silvio Berlusconi è intervenuto in difesa dell'ex-agente del Kgb mimando un mitra contro la cronista.

Ma Putin lo difende: "Non è certo una soluzione che adotterei io", ha dichiarato "ma Silvio non avrebbe saputo come mimare il polonio".
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mercoledì, 16 aprile 2008 at 12:00
Nei mesi precedenti alla vittoria elettorale del PdL, Walter Veltroni ha sempre tentato di porsi come “la risposta giusta alle domande del Paese”.
Dal canto mio, penso che effettivamente ci fosse del vero.
Veltroni risponde addirittura a due domande, che negli ultimi tempi si sono fatte sempre più pressanti. La prima: cosa sarebbe Berlusconi senza il suo strapotere mediatico, in grado di spostare oceani di voti dalla sua parte? E inoltre: nel nostro Paese manca davvero, per la prima volta nella Storia, un movimento culturale di rilievo?
Per ottenere queste risposte, è bastato osservare la campagna elettorale del Partito Democratico: uno sfoggio continuo di sfacciata apparenza, e mai di fatti; comizi entusiasmanti costruiti sui dati dei sondaggi; manifesti elettorali pieni di slogan vaghi per nascondere la somiglianza impressionante del proprio programma politico con quelli dell’altro schieramento –somiglianza legittima, in quanto entrambi sono stati confezionati soltanto per massimizzare i voti del cosiddetto “elettore mediano”.
In sintesi, l’esistenza di Veltroni risponde perfettamente alla prima domanda.
I modi suoi e quelli di Silvio sono praticamente gli stessi, e il programma anche –particolarmente sui punti riguardanti la precarietà, molto apprezzata da entrambi i contendenti, e il rifiuto totale della laicità e delle energie alternative al nucleare.
La differenza tra i due è in quelle tv e in quei giornali che a Walter avrebbero certamente fatto comodo per colmare il gap col Cavaliere. Possiamo assumere che, dato che tutto il resto è perfettamente identico, l’essere un monopolista massmediatico frutti qualcosa intorno ai 10 punti percentuali, ossia la differenza fra i due schieramenti.
La conclusione è semplice: Veltroni è identico a Berlusconi. Ma senza tv.
E questo ci porta alla seconda domanda a cui il leader del Pd, con la sua sola esistenza, risponde.
Il movimento culturale dominante di questo decennio è senza dubbio il berlusconismo. Sono finiti i tempi in riuscire ad allontanare l’ineleggibile Uomo-che-ha-tutto possa bastare ad evitare che il Paese scivoli ancora di più nell’impunità e nell’ignoranza.
L’Italia si è berlusconizzata:
il suo -ormai unico- avversario politico parla e pensa come lui;
la televisione di Stato, anche quando è fuori dal suo controllo, risponde alle regole dettate da lui in parte già negli anni 80 (proliferare dei reality più improbabili, alimentazione della popolarità di personaggi peggio che inutili, ma che perlomeno tolgono spazio agli intellettuali, ed estromissione forzata della cultura in tv, con i programmi teatrali a pagarne lo scotto più pesante);
la satira non esiste più, e persino una rete indipendente come La7 trova un pretesto per censurare Luttazzi per una battuta su Ferrara (noto servo untuoso, il quale difatti nel monologo del comico fa la fine immaginata da Dante per quelli come lui), con lo scopo probabile di evitare di fargli recitare il pezzo sull’enciclica del Papa la settimana successiva, schivando preventivamente le polemiche;
i giornali, persino quelli che non gli appartengono, sono schiavi dei suoi capricci (basti ricordare l’attacco al grande Ferruccio De Bortoli, costretto alle dimissioni);
il giornalismo intero, tacciato di parzialità quando rispetta semplicemente il dovere di cronaca (pensate a come hanno reagito berlusconianamente D’Alema e Fassino allo scandalo Unipol), viene costretto a sottoporre preventivamente le domande al politico di turno, in modo da prepararsi bene le risposte migliori prima di venire intervistato (impedendo al “cane da guardia del potere”, che dovrebbe incalzarlo per fare emergere la verità, di fare il proprio mestiere) e i cronisti più giovani stanno già imparando quanto frutti tacere in termini di carriera.
L’eredità di Berlusconi è già nostra. L’apparenza domina sulla realtà, ogni menzogna può essere salvaguardata dal rischio di venire scoperta, e nessuna dichiarazione fasulla può essere smentita.
Si può dire di essere stati assolti in un processo per falso in bilancio senza paura che qualcuno precisi “ma solo perché grazie a lei non costituisce più reato”.
Si può dire che Mussolini non abbia mai ucciso nessuno, che le torture squadriste sono fantasia e che il confino era una semplice vacanza, liberi dal pericolo che chiunque ti sbandieri un libro di storia sotto il naso.
Si può ironizzare sul precariato senza che qualcuno ribadisca: “Bella battuta, però ora risponda alla domanda…”.
Si può assicurare “Ci saranno brogli” senza che qualcuno ti dica che, in proposito, hanno appena intercettato strane telefonate del tuo braccio destro Dell’Utri (peraltro, quella dei brogli è l’unica promessa mai mantenuta).
Questa è l’Italia del terzo governo Berlusconi, questa sarà l’Italia di un prossimo governo Veltroni, e ancora questa sarà l’Italia di chi verrà dopo.
L’Italia che non impone alla politica le proprie idee da realizzare, ma che al contrario si fa inculcare dal piazzista di turno le opinioni da sostenere.
L’Italia che ha scelto che pensare è un lusso inutile, e che si limiterà, d’ora in poi, a dover scegliere un simbolo fra i due disponibili, infilare la scheda nell’urna, e tornare a vivere la propria vita in un Paese di chiacchiere, censura ed impunità.
Rialzati, Italia: si può fare.
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domenica, 13 aprile 2008 at 23:24
Due paroline sugli esami di queste settimane.
Intanto, complimenti alla nostra amatissima Inter, che ha superato il suo a pieni voti! Ho esultato come un ossesso con Matt e Mosak anche se "giù nel gargaroz sento il diavoloz", come canta Elio.
In secondo luogo, in bocca al lupo a me e ad Andrew, impegnati il 21 con Politica Economica (io) e l'esame di guida (lui).
Anche se sono sicuro che alla sera tardi del 21 ci sentiremo per telefono per dirci:
"Beh, com'è andato l'esame?"
"Male, ho tamponato una Smart. E a te? Com'è andato l'esame di guida?".
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venerdì, 14 marzo 2008 at 23:58
Vorrei solo aggiungere qualcosa sulla questione di Berlusconi espressa nel post precedente.
Per chi ci segue anche solo da qualche giorno salta subito all'occhio un fatto: il Cavaliere non mi è simpaticissimo (come il suo omologo del Piddì, del resto).
Nonostante questo, però, non mi sento davvero di attaccarlo perchè ha fatto dello spirito su una situazione grave come quella dei precari. In questo blog ho ironizzato, spesso e volentieri, anche su cose piuttosto pesanti -o che qualcuno, per fede o ideologia, possa ritenere tali- e, così come trovo che lui come umorista faccia decisamente pietà, posso capire che ci siano anche persone a cui invece non piaccia il mio.
Non sottilizziamo precisando che se a me non piacciono le sue battute la cosa non gli cambia la vita, mentre se a lui non piacciono proprio per niente le mie le cose potrebbero prendere una piega decisamente negativa (dal sapore di deja-vu, oltretutto).
Il punto è che ognuno ha l'umorismo che si merita -per sensibilità, cultura, spirito critico- così come ognuno apprezza l'umorismo che il suo intelletto recepisce come tale.
Io trovo di un'arguzia micidiale -e mi sbellico di conseguenza- Luttazzi, i Guzzanti e South Park. C'è invece chi non riesce a ridere se non ha le scorregge di Boldi ad allietargli le giornate, e naturalmente dal canto suo sosterrà che non sopporta la pesantezza dei miei campioni, specie se paragonata alla spontanea leggerezza del proprio idolo.
Quello che voglio dire è questo: non possiamo fargli un processo per una battuta. Perchè solo questo era.
Una battuta.
Di merda, a mio modo di vedere; spassosissima, per Schifani e Bonaiuti.
Bondi non l'ha capita, ma ha riso lo stesso.
Fini l'ha capita, così come ha capito che ridere conviene.
Una battuta che rivela l'insensibilità di Silvio alla situazione del precariato, oltretutto creato da lui grazie alle riforma dell'Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che inoltre, grazie a questo snaturamento totale, consente di licenziare anche senza giusta causa (dicesi: a sentimento, ovvero un po' come cazzo gli pare).
Una battuta che mostra la rozza ignoranza di Berlusconi sulla situazione femminile, ben più complessa di quella di spietate cacciatrici di polli da maritare a scopo di mantenimento.
Una battuta che fotografa l'assenza di spirito critico del Cavaliere, che, di fronte a chi gli chiede perchè l'ha costretta nell'impossibilità di mettere su una famiglia, non è neppure capace di guardarsi dentro ed ammettere:
"Mi scuso profondamente, mi rendo conto solo ora dell'enorme puttanata che ho fatto a lasciarvi tutti sul lastrico solo perchè noi industriali potessimo approfittare della vostra fame per darvi stipendi ridicoli, e per tenervi la schiena piegata ventilando lo spettro del licenziamento. Se tornassi indietro, non lo rifarei".
Tirando le somme: una battuta è una battuta.
Si può capire, apprezzare e riderci o sorriderci su.
Oppure la si può trovare ripugnante, come è successo a tanti in questi giorni.
Il problema è un altro: Cavaliere, vorrei farle cortesemente notare che non ha veramente risposto alla domanda.
Spero di non essermene accorto solo io.
Le hanno chiesto una cosa; importante, oltretutto. Al ché, lei ha fatto dello spirito.
Divertente o idiota, dipende dai gusti.
Ma dov'è la risposta?
C'è chi la aspetta con trepidazione. Perché il mese è ancora tanto lungo.
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martedì, 11 marzo 2008 at 09:16
Qualcuno di voi lo saprà già, soprattutto chi me l'ha visto fare e chi l'ha condiviso con me.
Quando gioca l'Inter, ho un rito propiziatorio: nei momenti di crisi, prendo un caffè.
E, Napoli e Anfield a parte, ha sempre funzionato.
Reggina che pressa? Caffè, doppietta.
Goal della Samp? Caffè, pareggio.
Sotto nel derby? Caffè, pareggio, sorpasso.
Il momento difficile della partita di oggi a San Siro scatterà dal primo minuto. Siamo sotto di due reti, ne servono tre.
Ed ecco la mia proposta: agli amici interisti, a chi vuole bene agli Slot Brothers e a tutti quelli che vogliono almeno un'altra squadra italiana in finale chiedo, dopo il calcio d'inizio, di bere un caffè propiziatorio con noi.
E concentrarsi perchè dia la carica anche ai nostri eroi.
Fate girare la voce, reclutate quanta più gente possibile per bere con noi il caffè rituale.
Provare non costa nulla. Se funziona, ci sentiremo anche noi parte di una leggenda.
Se non funziona, era decaffeinato.
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domenica, 09 marzo 2008 at 08:23
Oggi compi cento anni. E guarda quanta gente è venuta a salutarti!
Giuliano, Tarcisio, Sandro, Angelo, Luisito, Mariolino...
E poi Yuri, Nicola, Beppe, Sinisa, Jürgen, Walter, Roberto (quale dei tanti, mi chiedi? Tutti, amica mia!)... e ne stanno arrivando ancora tanti altri!
Pensa che addirittura Antonio, che è nato che tu di anni ne avevi appena 9, ha detto che presto "ti porterà con lui in Paradiso".
Quante cose hai fatto per loro, e quante loro per te!
E poi naturalmente ci siamo noi, i tuoi amici, che in maniera diversa abbiamo contribuito a farti grande, a consigliarti -anche se non sempre bonariamente- e a consolarti quando le cose non andavano, specialmente quando non era colpa tua.
Quante cose sono cambiate da quando quel giorno, a L'Orologio, decidesti che tutti, italiani e stranieri, dovevano poter avere la possibilità di correre assieme dietro un pallone, sotto la nostra bandiera (e pensare che quello spocchioso di tuo cugino, che allora ti prendeva in giro, ora si circonda di brasiliani)!
"Erano ribelli", ricordava proprio ieri Gianfelice -proprio lui, il figlio del Grande Capitano!- e ne siamo tutti orgogliosi.
Ci pensi? Siamo nati perchè a nessuno venisse impedito di stare insieme a noi, che fosse italiano oppure no.
E ora, con indosso i colori del cielo e della notte, siamo qui per celebrarti insieme.
Oggi compi cento anni. E siamo orgogliosi di festeggiarli qui con te.
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domenica, 10 febbraio 2008 at 11:20
Dopo averla sostenuta con tutte le nostre forze, eccovi qualcun altro degli esami principali della Scuola di Formazione Politica di Forza Italia.
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ESAME: Teoria della coerenza verbale applicata alla macrocontraddizione nell’operato privato.
OBIETTIVI FORMATIVI: il corso si prefigge la trattazione comparata dell’azione pubblica apparente in opposizione all’agire pratico del privato, mettendo in luce la fondamentale importanza della prima in contrapposizione con la trascurabilità, nel secondo, dell’applicazione dei medesimi concetti espressi pubblicamente (cosiddetta: “incoerenza”).
DOVE SI SVOLGE: le lezioni del docente Previti Cesare si svolgono in aula F il martedì alle 13.00.
COME SI SUPERA: per superare questo corso, occorre presentare una relazione scritta e documentata dell’avvenuta prova pratica di quanto appreso durante le lezioni.
La domanda più frequente fra gli studenti, a questo punto, è: quale argomento utilizzare per la tesi?
Un aiuto fondamentale in questo senso ci viene da uno studente che, a suo tempo, ha sostenuto questo corso come “esterno” alla Scuola. Questo nostro ex-allievo vuole restare anonimo, e pertanto si firmerà solo col nome di battesimo.
Ecco i suoi consigli:
“Una cosa che mi sento di suggerirvi è questa: date libero sfogo all’immaginazione. Essere incoerenti è cosa estremamente facile, e certo non si discute sulla semplicità di dire bianco e poi fare nero. La difficoltà però è questa: nel vedere inflazionato praticamente ogni genere di incoerenza di bassa lega, il vostro docente si vedrà costretto ad abbassare, come si suol dire, il livello dei voti. Del resto, utilizzando come modello se stesso, professor Previti comparerà il vostro operato col proprio (pluri-condannato, ma Ministro della Giustizia nel 1994), che di per sé è imbattibile. Ecco perciò come fare: scegliete un campo già utilizzato in passato –senza preoccuparvi di far ricadere tale scelta su un modello troppo impegnativo- e reinventatelo. Sentitelo come vostro, senza curarvi di chi vi ha preceduto, e a questo punto… esagerate, esagerate, esagerate! Io, a suo tempo, per esempio, scelsi come modello nientemeno che il Magnifico Rettore Silvio Berlusconi, divorziato risposato, ma paladino della famiglia in pubblico. Ed ecco l’idea per reinventare le sue intuizioni: è stato sufficiente andare in giro per otto anni a farneticare sull’unità della famiglia tradizionale, fondata sul matrimonio fra uomo e donna, sputando su qualunque accenno di convivenza, mentre -nella tranquillità del privato- mi spupazzavo la mia concubina a cui ho dato anche una marmocchietta! Sapeste che risate, con professor Previti, quando gliel'ho illustrato -anche se sembra, non è l’orco che tutti dicono-! Era propenso a mettermi un bel 30, sapete? Poi, quando gli ho mostrato che, prima di fare tutto questo, avevo anche divorziato… mi ha messo la lode!
E allora… spazio alla fantasia!
Vi abbraccio, cari studenti"
PIERFERDINANDO C.
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