Paradosso di Trischmann
"Una pipa da' al saggio tempo per riflettere, all'idiota qualcosa da mettere in bocca."
Non so esattamente per quale motivo continuo a fumare.
E non so nemmeno per quale motivo non riesca a riordinare i pensieri, spesso, per risalire ai motivi reali della mia affettazione nel compiere questo dannato rituale pluriquotidiano. (parlavo di neologismi qualche post fa, eh?)
Qualche tempo fa riuscii a trovare una motivazione partenogenetica al mio tabagismo.
In primo luogo il vocabolo "tabagismo" evoca, specie in chi non ne è affetto, una sorta di repulsione per il vizio, diciamo che se smettessi di fumare andrei in giro a dichiararmi un ex tabagista, credo mi darebbe più forza. E senza dubbio alcuno darei del tabagista a tutti i tabagisti. Li farebbe sentire in colpa nei confronti dei genitori, del Papa, e di qualsiasi tipo di autorità, frudianamente parlando, ad essi connessa.
Partiamo con ordine, proviamoci, mi sto dicendo in questo momento. compiamo un'analisi ragionata e soprattutto teorica, che con la pratica, insegna la legge di murphy, non ha nulla a che vedere.
Epistemologia del fumo.
ovvero: ragion d'essere della sigaretta.
Cominciai a fumare intorno ai diciassette anni, dottore.
Tipico. Potrebbe essere un bisogno di comunicazione o di attenzione?
Non mi risulta che la sigaretta sia un cellulare, e tanto meno un'isegna al neon portatile.
Tipico anche questo. Lei si affida alla retorica di chiose incastrate per svincolare dalla sincerità con l'ironia.
Non la pago per insultarmi.
Scusi, ha ragione, continui pure.
Dicevo. Ho sempre considerato l'idea di smettere di fumare. Anzi, all'inizio decisi che avrei iniziato per poter poi smettere.
Questo denota cedevolezza al vizio, ricerca di giustificazioni e superbia iterante.
Che diavolo vuol dire iterante?
Scusi.
Ecco. In ogni caso stavo così tra il cedevole e il risoluto, dando scadenze bimensili al mio vizio, quando ho letto un libro.
E siamo a due.
Cosa?
Vizi. Non solo fuma ma legge anche.
Si ma non così tanto, massimo una, due al giorno, e solo dopo i pasti.
Sigarette?
No, letture.
ah ecco.
Dicevo, ho letto un giorno la coscienza di Zeno, di Italo Svevo. Sono del parere che dopo aver letto quel libro, un tabagista o rinuncia a fumare, o rinucia al tentativo di smettere.
E lei chiaramente...
Si, ci mancherebbe. Infatti non fumo più!
Ma come...?
Scherzavo, non mi prodigo più in tentativi inutili di porne fine. Ma la cosa più sensazionale è che un'elucubrazione mentale cupida e pavida mi ha portato, come le ho scritto nella lettera di presentazione, a dare una giustificazione ontologica al vizio.
Ora è lei che usa parole difficili
Semmai obsolete.
obsoleto è una parola obsoleta.
obsoleto è una parola sporadica.
sporadico è una parola sporadica.
tuttapiù può andare bene come avverbio
avverbio è una parola sporadica.
avverbio è una parola obsoleta.
no. avverbio è una parola avverbio.
Smettiamola con queste bislaccate. La giustificazione al vizio si radica nella mia radice intellettuale di matrice classica.
Ovvero? Venere bacco e tabacco?
No, nerone e l'incendio di roma. Il fuoco è catarsi, liberazione. La scissione della materia in chimica, la riduzione ai minimi termini in matematica, non sono altro che una sorta di teatrino del pensiero filosofico o viceversa (dipende dal fatto che cartesio avesse ragione o meno), più precisamente la catarsi aristotelica. che mi sembra un po una boiata, ma mi fa molto comodo.
Interessante, continui.
Mi sembra un mio professore.
Sono un po anche lui. Ma c'e un po anche della sua visione di renato pozzetto, in me. Quindi stia attento.
Urgh! Dicevo, lo stimolo cenestetico che l'aspirazione tabagistica può dare è da porre in stretta e diretta correlazione con quello olfattivo, auditivo e visivo. per non parlare del sesto senso, ciò di cui la PNL che a lei piace tanto non tiene conto.
Quello che fa vedere la gente morta?
non esattamente. è quello che pone in relazione l'immaginifico con l'effettivo, il futuribile con l'ideale. L'astrazione con la sensorialità. ciò che dà definitivamente luogo alla componente carismatica dell'individuo. La sigaretta in tal senso è uno spunto onanistico alla riflessione sui massimi sistemi, all'astrazione pura. Quella perfida e candida stecchetta di cancro portatile è in realtà la conferma della vita, cruda come il dolore. E' semplicemente la chiave di comprensione della natura umana.
Al tempo stesso è uno stimolo, un orpello, un'accessorio, un generatore di società decadente, una lente di ingrandimento sull'essere umano, una scelta di non-vita ma anche di vita, un biglietto d'aereo per il tibet solo andata con ritorno da destinarsi a liberazione dal male per insofferenza dell'altitudine.
Ha finito?
Si, in un certo senso. Direi che non ho mai iniziato.
Sono serio.
Anche io. Domani smetto.
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