
Col template praticamente pronto (mancano un paio di dettagli da definire), l'esordio del romanzo "The Slot Brothers" è imminente, e mi sembrava una buona idea spiegarvi di che si tratta...
Attorno ad ogni banda di amici capitano un sacco di cose strane, racconti destinati a diventare epici ma con diffusione, generalmente, circoscritta ad una cerchia ben ristretta di persone (vedi ad esempio la vicenda della foto allo schermo TV scattata precisamente al momento del goal di Gila in Italia-USA, come riportato nel blog di Hitomi)...
Con questo ignobile romanzetto vogliamo immortalare avvenimenti più o meno mitici riguardanti La Banda, destinati diversamente a finire dimenticati dopo al massimo qualche anno... Ovviamente, ai fini del racconto, saranno un po' (o decisamente molto) gonfiati ed adattati, ma nel post precedente la pubblicazione del capitolo sveleremo quali sono le storie vere, così da rendervi più partecipi delle avventure di una numerosa compagnia di idioti quali noi siamo!
La storia di fondo e alcuni atteggiamenti dei due protagonisti principali (Mark&Matt) sono un'esplicito omaggio ad uno dei nostri film preferiti, ovvero The Blues Brothers, ma lo sviluppo segue criteri decisamente diversi, spaziando da una citazione all'altra di personaggi, film, canzoni e situazioni che caratterizzando la maggior parte delle nostre serate, ma seguendo comunque un percorso originale e lucido.
Pubblicheremo (nei limiti del possibile) ogni capitolo a due settimane di distanza dal precedente...
Segnalateci pareri, curiosità e critiche... Il mio obiettivo principale è capire quanto le minchiate che facciamo siano esportabili in forma scritta e, naturalmente, farvi divertire con un racconto leggero e, pare! simpatico...
In caso di fallimento e sputtanamento totale, l'Autore (ossia io!) fuggirà in Svizzera per non farvi più ritorno...
MARK SLOT
La goccia percorse la bottiglia dall’altezza dell’etichetta fino al tavolino sottostante. La birra, ormai, con poche, decise sorsate, era stata quasi interamente prosciugata.
Ma ci sarebbe stato tutto il tempo per finirla, dopo.
La stessa mano che la posò sul tavolino ora si allungava sulla stecca da biliardo appoggiata sulla parete. Le quattordici sferette colorate, disposte regolarmente a triangolo, sembrarono avere un fremito. La biglia bianca aspettava, paziente, l’inizio dell’ultima partita del torneo. Anche l’arbitro aspettava, forse con meno pazienza.
Chi di certo non riusciva a stare tranquillo era l’uomo che avrebbe dovuto rispondere alla spaccata iniziale. Fumava con estrema lentezza, convinto che questo bastasse a mostrarsi sereno al suo avversario, all’arbitro, al barista, al pubblico. Quello che lo tradiva era il numero di sigarette fumate consecutivamente prima della partita: quattordici.
Finalmente, tutto fu pronto. Il ragazzo della birra poggiò la mano sinistra sul tavolo, mostrando un semplice guanto nero che ne copriva tre dita. Appoggiò la stecca alla base del pollice, puntò la palla bianca e, molto lentamente, iniziò a prendere le misure, facendo oscillare la lunga asta smaltata come l’archetto di un violino.
Il ragazzo fece un cenno alla buca alla sua sinistra:
“Nera in buca d’angolo…”, sentenziò.
E colpì.
Le biglie danzavano da una sponda all’altra, cozzavano fra loro, correvano, correvano, cozzavano ancora, correvano, correvano, correvano.
Il ragazzo, dopo il colpo, poggiò la stecca nella parete accanto, dando le spalle al tavolo verde. Riagguantò la bottiglia di birra e, con un ultimo sorso, la finì. La danza delle biglie non accennava a placarsi, e mentre l’arbitro si sforzava di non perderle di vista, l’uomo della sigaretta non riusciva a staccare gli occhi, palesi indicatori di stupore ed angoscia, da quel ragazzino dai capelli scuri, così disinteressato agli esiti del proprio colpo, che doveva aprire le ostilità della finale. Non prestava più attenzione a quelle biglie colorate che si infilavano in buca, velocissime, una dopo l’altra, fino a sgombrare completamente il tavolo.
La bottiglia si posò nuovamente sul tavolino, pochi istanti prima del trionfale ingresso dell’ultima palla, la numero otto, in buca
Cadde in quella a sinistra della sponda di testa.
Quella indicata.
Piombò il silenzio. Il pubblico, immobile, sembrava quasi non respirare. Nella bocca dell’uomo, la sigaretta tremava. L’arbitro fu il primo a riprendersi, dichiarando, ancora sconvolto, la vittoria del giovane.
Questi, con un leggero sorriso sulla bocca, attendeva, affianco al bancone del bar, la sua coppa e il premio in denaro. Il barista, tartagliando, riuscì dopo alcuni istanti a dire:
“Che nome devo mettere sulla targa?”.
Il ragazzo scandì:
“Slot. Henry Slot”.
-By Mark Slot-